L’esternalizzazione di servizi e procedure, ove consentita dalla legge, deve essere il frutto di strategie e di scelte maturate e condivise dopo un attento esame delle potenzialità interne e della loro rilevanza per l’Ateneo. In particolare un uso eccessivo e diffuso dell’outsorcing comporterebbe:

  • Perdita di controllo sulla qualità del servizio, molto grave quando esso preveda uno stretto contatto con studenti e docenti;
  • Avere personale esterno “full time equivalent” con lavoratori che si alternano secondo criteri definiti dall’azienda esterna non è ottimale per servizi continuativi che coinvolgono i dipartimenti;
  • Perdita di competenze interne del PTA ed impoverimento della struttura. Questo aspetto è particolarmente grave perché nel corso del tempo non solo non si è più in grado di fornire internamente un servizio, ma si perde anche la capacità ridisegnare e innovare secondo gli obiettivi interni;
  • La qualità dei servizi in outsourcing non è sempre particolarmente buona: il personale non gode delle medesime garanzie del personale assunto internamente e le retribuzioni sono basse. Questo crea, oltre ad una disparità tra lavoratori di cui gli atenei come settore pubblico dovrebbero tenere conto al fine di contrastare fenomeni di precariato, una mancanza di incentivi per i lavoratori stessi alla crescita professionale.

Cosa si può fare:

  • Ricorrere all’esternalizzazione dei servizi solo per esigenze temporanee ed eccezionali
  • Valorizzare le risorse interne visto che l’outsourcing ha come presupposto la carenza di strutture idonee, mezzi o professionalità. Questo non può e non deve essere il caso per la struttura tecnico-amministrativa dell’Ateneo che, al contrario, è qualificata e ha margini di crescita notevoli.
  • Il contatto con i docenti e i dipartimenti deve essere occasione e motore di questa riqualificazione e crescita. Dopotutto l’università ha come scopo primario la formazione di alto livello e quindi l’erogazione di formazione al personale interno è una politica vincente, oltreché strumento di coesione e crescita condivisa. Questo aspetto differenzia gli Atenei dalle altre amministrazioni pubbliche come i comuni, che sono incentivati a ricorrere all’esternalizzazione perché non hanno la capacità interna di conoscere le innovazioni e formare il personale in maniera adeguata.